SECONDA LETTERA A POLICARPO

23 febbraio, San Policarpo

 

Caro Policarpo,

ho deciso di scriverti oggi perché è sia il mio compleanno che il tuo onomastico e quindi forse è il giorno giusto per riprendere questo dialogo interrotto ormai da due anni.

Il perché forse lo sai, forse lo immagini. Forse no. Una lettera importante, per me, è sempre difficile da cominciare. Quando sono tante e complesse le cose da dire tendo sempre a rimandare, quasi che il tempo dovesse regalare saggezza alle mie parole.


Così ho aspettato prima di cominciare a scrivere, poi, una volta finita la lettera, ho aspettato prima di stamparla, e prima di spedirla. Così le settimane sono diventate mesi, i mesi anni. Intanto ne è passato di tempo, e ci siamo anche visti, in questo periodo.

Sono stati anni così intensi per me, sotto tutti i punti di vista, che da una parte è sempre più difficile trovare il momento giusto per fermarmi e mettere su carta i pensieri che si succedono nella mia mente e nel mio cuore.

Dall’altra è vero che sono in continua evoluzione. Mi sento cambiare ogni giorno, sotto tutti i profili: spirituale, professionale, sentimentale. E già oggi so di essere una persona molto diversa da quella che ti scrisse la prima lettera, e anche diversa dalla persona che ha scritto questa stessa lettera, nella quale faccio solo poche aggiunte, due anni dopo averla scritta, prima di stamparla e spedirtela.

Così anche quello che voglio dirti oggi è diverso da quello che avrei voluto dirti appena ricevuta la tua lettera. Per esempio, sull’Eucarestia. Allora ero stato tentato di intavolare con te un dibattito teologico sull’Eucarestia. Con una buona dote di superbia intellettuale, devo aggiungere.


Oggi posso solo riconoscere che hai ragione tu. Il culto eucaristico non mi appartiene. Non riesco a sentire la presenza di Dio nell’ostia consacrata più che in qualsiasi altro elemento dell’universo. So che il culto eucaristico è una componente fondamentale della spiritualità francescana, e che quindi è una mia carenza.

Ne ho parlato anche con Agnieszka. Abbiamo dibattuto su questo, ma poi siamo stati anche in adorazione, la notte di Capodanno, fino alle 2, a Santa Maria degli Angeli. Al di là della presenza fisica di Cristo nell’ostia consacrata; al di là della mia povertà spirituale che mi ha portato per anni a stare lontano dalla contemplazione e dall’approfondimento spirituale, devo dire che l’adorazione – così come la preghiera in generale – è una delle cose che ho riscoperto negli ultimi mesi.


Riguardo a quello che mi dici del mio farmi condizionare dagli altri, anche qui non posso che darti ragione. E’ la mia storia: ho idealizzato i miei direttori spirituali che poi mi hanno inevitabilmente deluso creando dei terremoti alla mia vita religiosa. Oggi, per fortuna, non è così. Solo Francesco e Gesù non mi hanno mai deluso. Tutte le persone che incontro – preti e frati specialmente! – le prendo per quello che sono: esseri umani come me, imperfetti e potenzialmente santi. Mi piace come parli del frate che ti ha “conquistato”. E’ bello che sia così, è così che voglio guardare le persone che amo. Se idealizzi cerchi la delusione. Non voglio più idealizzare nessuno! Né donne né preti! Forse è anche per questo che oggi sono tanto più sereno e felice.


Riguardo al “peccato”. Sì, forse non mi hai capito, perché forse anche io non avevo capito fino in fondo il mio cammino quando ti ho scritto la lettera. Sicuramente, però, non ho parlato di “peccati”. Il peccato è qualcosa che crea del male, a te o agli altri. Io non credo che il mio cammino personale, che mi ha portato a rivedere anche il mio rapporto con la Chiesa e con la religione, sia stato un albero cattivo, proprio perché non mi sembra abbia dato frutti cattivi. Semplicemente, per andare a vivere da solo devi lasciare la tua famiglia. I grandi cambiamenti della vita creano distacchi, ma ora capisco che in me l’amore per la Chiesa non è mai venuto meno, anche se c’è stato un periodo in cui la critica era prevalente rispetto alla preghiera. E’ servito a sviluppare un  aspetto della mia personalità che, grazie a Dio, non ha soffocato gli altri.

Quando si cresce velocemente si cresce a strappi. E io da un punto di vista sociale-spirituale sono nato a 18 anni!

Non credo, sinceramente, di essere stato ingannato dal diavolo e di aver commesso dei “misfatti”, Policarpo. Almeno, non più di quanto avevo fatto in passato, credendo, però, di essere buono.

C’è una frase di un film su Francesco che mi piace molto:

“Prima di conoscerlo ero un coglione, e non lo sapevo” dice Leone. “Perché, adesso lo sai?” gli risponde scherzosamente Rufino. “Sì!” replica contento Leone.


Ecco, è così per me. Il Diavolo ti tenta meglio quando credi di essere nel giusto, piuttosto che quando sei cosciente della tua pochezza. E io, della mia piccolezza, sono cosciente solo da quattro anni!


Riguardo ad Agnieszka. Lo so che tu non la conosci bene, forse è anche per questo che hai reagito così.

Però voglio dirti che, no, non mi sento come uno che ha rubato la fidanzata ad un amico, perché Dio non è un essere umano. Policarpo, mi spiace dirtelo, ma hai detto esattamente quello che dicono i miei amici atei: “Complimenti, hai rubato la ragazza a Dio”. Solo che loro li capisco, perché se non concepiscono l’idea di Dio, tanto meno possono concepire un amore infinito, che non ha bisogno dell’esclusività per essere totale.


Io credo – forse è presuntuoso dire “so” – che è stato Dio a volere questo amore. Perché è stato lui a farci incontrare, è stato lui a liberarci dalle paure e dai pregiudizi che sarebbe stato naturale avere, ad abbattere le differenze culturali e linguistiche, e – oggi – a darci la forza di costruire qualcosa di così bello e così grande vivendo così lontani.


Io non avevo bisogno di Agnieszka. Credevo di essere felice, di aver trovato la mia
strada: laica e individualista. Nemmeno lei aveva bisogno di me,  anche lei era felice aveva una sua strada. Se io l’ho portata via a Dio allora lei mi ha portato via al diavolo. Ma qualcosa non torna, non trovi? Forse semplicemente il Signore ci ha tenuto per mano fino ad oggi, e poi queste nostre mani le ha unite, ma continuando a tenercele entrambe.


Pochi giorni fa abbiamo partecipato al corso per fidanzati organizzato dai frati minori di Assisi. Il relatore è padre Giovanni Marini, che probabilmente conoscerai. Beh, lui quando incontra una ragazza che vuole farsi suora, subito le dice: “Prima trovati un fidanzato!”.

Sono parole molto sagge, credo. L’uomo e la donna sono stati creati per stare insieme. Alcune persone, però, sono chiamate ad una vita diversa, sono chiamate a gestire diversamente il proprio amore. Ma non puoi capire davvero l’autenticità di questa vocazione se non hai sperimentato prima l’amore umano.

(mai spedita)

Precedente IL PARCO DELLA PASSEGGIATA E LA FESTA DELL'UNITA' Successivo SALUTI A InCIVILTA' LAICA