FABIO LEONARDIS

 

Ha dato un ultimo colpo di scalpello e concluso per sempre l’opera d’arte più importante: la vita.

Don Fabio Leonardis, direttore dell’ufficio per i beni culturali della Diocesi e segretario regionale della consulta per la cultura, è morto nella notte tra venerdì 22 e sabato 23 agosto, stroncato da un male incurabile. Con lui se ne va uno dei più grandi protagonisti della vita culturale della città degli ultimi dieci anni: sacerdote, artista, mecenate, talent scout, organizzatore di mostre, festival, convegni e rassegne cinematografiche e artefice, con il vescovo Paglia, di una nuova stagione culturale che ha fatto di Terni una delle capitali italiane dell’arte sacra contemporanea.

 
Cinquantotto anni, sacerdote da venti, don Fabio Leonardis era lontano anni luce dallo stereotipo dell’uomo di Chiesa: una formazione da artista sperimentale alla Andy Wharol, la sua, con una giovinezza controcorrente e una conversione spettacolare, durante la cerimonia di inizio pontificato di Giovanni Paolo II. Poi l’inizio di un nuovo percorso, scandito dai decenni: nel 1968 l’attività politica, che lo porterà a militare anche in Lotta Continua, nel 1978 la conversione, nel 1988 l’ordinazione sacerdotale, nel 1998 la nomina a direttore dell’ufficio per i beni culturali della Diocesi. Oggi la morte, dopo una malattia che lo ha messo a dura prova ma non gli ha impedito di continuare a lavorare a nuovi progetti: dalla mostra degli artisti spagnoli inaugurata a San Valentino alla cappella Maria madre della Chiesa in Cattedrale dipinta dai russi Valerij Chernoritskij e Anastasia Sokolova, fino alla chiesa di Santa Maria di Misericordia, tuttora in costruzione.
 
Un carattere difficile, quello di don Fabio: schietto fino ad essere brutale, anticonformista fino al midollo, non ha mai accettato di appiattire le sue idee su posizioni ideologiche e nemmeno confessionali: basta rileggere gli articoli che pubblicava sulle riviste Cenacolosanmarco (da lui stesso fondata nel 2003), Adesso e Chiesa Oggi.

Che si trattasse di commentare La passione di Cristo di Gibson o le elezioni politiche in Salvador, la sua era sempre una posizione inedita, una visione originale, un contributo nuovo al dibattito. Non è retorica di circostanza dire che lascia un vuoto incolmabile, non solo in una comunità cristiana, ma in un’intera città.


Un’esistenza controcorrente tra arte e preghiera

Nato a Popoli, in provincia di Pescara, il 22 febbraio del 1950, don Fabio Leonardis viene ordinato sacerdote il 22 ottobre del 1988, esattamente dieci anni dopo il giorno in cui aveva iniziato il suo percorso di conversione.
 
Arrivato a Terni all’inizio degli anni ‘80 per studiare all’Istituto Magistrale, è accolto in seminario da monsignor Santo Quadri e si laurea in teologia al Pontificio seminario francese di Roma. Dopo l’ordinazione è prima parroco a Papigno e direttore dell’Ufficio Liturgico, poi, dopo essere ritornato in Abruzzo per qualche anno, viene richiamato in diocesi da monsignor Gualdrini che gli affida la direzione dell’ufficio per i beni culturali.
 
Al Cenacolo San Marco, sede dell’ufficio, don Fabio fonda il Centro volontari per l’arte e la cultura, che diventa una vera e propria fucina di giovani artisti ternani e uno dei più vivaci luoghi di incontri culturali della città.
 
Con l’arrivo nel 2000 del vescovo Vincenzo Paglia, inizia l’era delle grandi opere: il restyling del Duomo affidato a Ceccobelli, Borghi, Abruzzini e Cinalli, la chiesa di Santa Maria della Pace con il ciclo francescano di Di Stasio, la ristrutturazione di San Giovannino, il portale di San Valentino, il restauro di San Francesco, i convegni internazionali sulla committenza ecclesiastica, la rinascita di Santa Maria degli Spiazzi, luogo di arte e preghiera di cui lui stesso disegna gli arredi sacri, e poi l’ambizioso progetto per una nuova iconografia di San Valentino, la mostra sul Cantico dei cantici e la monumentale realizzazione del Museo diocesano, completata lo scorso anno.

Stefano Di Stasio si è ispirato a don Fabio per le fattezze di frate Berardo da Calvi, uno dei primi compagni di Francesco d’Assisi, martirizzato in Marocco, che compare in alcuni dipinti del ciclo francescano di Santa Maria della Pace a Valenza.

INTERVISTA A DON FABIO LEONARDIS

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2 thoughts on “FABIO LEONARDIS

  1. Sorciccio il said:

    Ti ho già detto, quando tu mi hai dato la notizia, che anche a me è dispiaciuto molto della morte di don Fabio Leonardis…Vorrei testimoniare per quel pochissimo che l’ho conosciuto (qualche battuta ogni tanto di sfuggita, un saluto ogni tanto quando lo incontravo ) che era uno dei pochi preti che di cui avevo stima. E’ stato un uomo come Cristo in una Chiesa cattolica composta per lo più da presunti semidei che assomigliano molto ai farisei. La sua somiglianza con Pasolini, inoltre, nello sguardo, nel viso, nel modo di parlare, mi colpisce e mi stupisce ancora oggi come ieri. Tu Arnaldo l’hai conosciuto bene a don Fabio, ti faccio le mie condoglianze di nuovo! Io poco, giusto qualche dibattito ai tempi della Mailing List della FUCI, e qualche saluto fugace dopo…Era un’artista e gli artisti sono sacri, era un intellettuale e gli intellettuali non dovrebbero mai morire, come non dovrebbero le persone libere e capaci di vivere con coerenza come faceva lui!

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